Scatti di scena

Note di regia

Marco Pontecorvo

Sin dal primo approccio con Le mille e una notte (A&S) sono rimasto colpito dalla diversità e dalla ricchezza di questa storia rispetto a tante altre che vediamo spesso sui nostri teleschermi.

Essa appartiene  a quella categorie di racconti che contengono più generi. Quindi una delle prime domande che mi sono posto e’ stata  come affrontare  le varie tipologie nella messa in scena e come farle convivere insieme traendone il massimo risultato.

Sono montato in corsa su questo progetto, quindi gli spazi di riflessione non sono stati molti. Ho deciso di  lasciarmi guidare dall’istinto, ma nello stesso tempo avevo chiara una direzione che ho cercato sempre di seguire. Non volevo che questa miniserie calcasse particolarmente la mano nè sul genere fantasy, nè sulla vicenda romantica, nè sull’azione e neanche su alcuni possibili risvolti grotteschi della vicenda, ma che tutti questi aspetti e sfumature avessero lo spazio necessario al momento che la narrazione lo avesse richiesto. Non sta a me dire se ci siamo riusciti o meno, ma mi sembra che ognuna delle diverse caratteristiche si leghi con l’altra e tragga beneficio da questa diversità, convivendo all’interno di un unico grande contenitore.  Sono tanti personaggi e tante vicende che si sovrappongono e che traggono spunto non solo dalle Mille e una notte. Trovo nella storia tanti legami con antiche favole e mitologia. Dico questo in senso positivo, infatti qui si narra di personaggi e accadimenti che hanno qualcosa in comune col il fulcro della nostra cultura di base. C’e’ stato un grande lavoro nella costruzione della sceneggiatura. D’accordo con il produttori e la sceneggiatrice abbiamo ambientato la miniserie in un tempo indefinito. Abbiamo girato la miniserie in Tunisia con un cast internazionale. Era un continuo movimento di attori italiani e non che arrivavano e ripartivano, eccetto Aladino (Marco Bocci) e Sherazade (Vanessa Hessler ) che sono stati li per tutte le otto settimane di riprese. I rapporti con gli attori sono stati molto buoni e tra tutti noi spesso si parlava una lingua che era un misto degli idiomi di origine. Ho avuto il piacere di rilavorare con Jalil Lespert (Omar) con cui avevo fatto il mio film di esordio Parada e con Augusto Fornari con cui avevo fatto un film tv.  Con gli attori ho fatto un lavoro per cercare di cogliere anche le piccole sfumature dei personaggi e renderli reali, credibili all’interno di questo specifico contesto visto che comunque di una favola si parla. Il film e’ stato girato in inglese e questo ha comportato uno sforzo maggiore da parte del cast.

Sia Aladino che Sherazade subiscono un grosso cambiamento all’interno della nostra favola: le svolte che vivono i due protagonisti sono così forti che sembra quasi ognuno di loro abbia dovuto interpretare più di un ruolo. All'inizio della miniserie è proprio Sherazade, dopo aver fatto un lungo percorso di crescita che ci accompagna nel racconto narrando la storia, la loro storia, allo spettatore e al suo Aladino che però da allegro scugnizzo e’ diventato un principe sofferente e senza memoria.

Una storia dove incontriamo la stessa Sherazade che, prima di diventare una donna matura, disposta a morire per riconquistare il suo amore, è una principessa superba che bada solo all'apparenza. Per questo con Marco e Vanessa abbiamo cercato di far emergere tutte le diversità sia nella gestualità che nella timbrica della voce rispetto ai personaggi protagonisti dell’avventura.

La miniserie ha però un altro personaggio principale che non si trova sulla lista cast. Gli effetti visivi. Non ci sono tappeti volanti ma ci sono stati tantissimi interventi, a partire dagli ambienti, ci siamo inventati una biblioteca ispirata ad Hescher, per arrivare a montagne incantate che si dissolvono e personaggi che si trasformano ecc ecc.  So che oggigiorno sembra una cosa normale, vista l’enorme quantità di film d’oltreoceano pieni di effetti visivi, ma credo che non lo sia per la realtà italiana, soprattutto tenendo conto dei budget e i tempi televisivi. E’ stato fatto uno sforzo da parte di tutti, sia economico che creativo per cercare di far combaciare le esigenze della storia con quelle di chi la doveva realizzare. Per fortuna avendo fatto, come DoP, tanti film e serie americane, conoscevo bene le possibilità e le modalità di realizzazione. Ho avuto un valido aiuto del responsabile degli effetti che e’ stato sempre con noi sul set.

Con la musica stiamo cercando di seguire lo stesso approccio che ha guidato tutte le scelte creative e il discorso, a cui avevo precedentemente accennato dei generi.

E’ stata una bella avventura, anche molto faticosa, ma che abbiamo portato a termine grazie all’aiuto di tutti quelli che hanno partecipato nei vari ruoli e in tutte le fasi lavorative. Siamo stati spinti dall’idea che una storia così avrebbe potuto affascinare un pubblico di varie età come lo ha fatto con noi. Spero che questa volta i miei ragazzi che mi rimproverano di fare film troppo seri siano più felici.

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